Lo Chaberton è una delle cime più frequentate della val di Susa. Geograficamente in territorio italiano secondo la linea dello spartiacque, è divenuto francese con il trattato di pace successivo alla seconda guerra mondiale. Nel corso della gita avremo modo di vedere le imponenti opere di fortificazione iniziate alla fine del 1800, con la costruzione della strada che in 13 km. e 500 metri, da Fenils, raggiunge la vetta. Il nostro itinerario, negli ultimi 350 metri di dislivello, segue quella che fu la linea della palificazione elettrica e la “via ferrata” militare del periodo bellico.
Arrivando a Claviere, si lascia l’auto nel parcheggio a sinistra, all’inizio del paese, 50 metri prima dell’inconfondibile casa cantoniera rossa. Si imbocca viale Dante, che inizia pochi metri prima del parcheggio, sul lato opposto della statale, ove una freccia in legno indica per “La Madonnina”. Dopo circa 100 metri abbandoniamo l’asfalto per seguire, sulla destra, una strada sterrata di servizio che ci conduce ai trinceramenti, recentemente costruiti per proteggere l’abitato dalle cadute dei massi. Superiamo la solida protezione metallica, che sopperisce per pochi metri all’interruzione del trinceramento, per reperire più avanti un punto favorevole che ci consente di raggiungere il bosco.
Procediamo ora senza sentiero, salendo sulla linea di massima pendenza o tendendo preferibilmente verso sinistra. La salita è brutale ed è bene adottare un passo regolare e cadenzato, scegliendo il terreno. Si conquista rapidamente quota e prima di giungere a ridosso dei contrafforti rocciosi incrociamo una traccia di sentiero che sale verso destra. Sarà il nostro itinerario sino a Batteria Alta.
Il percorso non è sempre evidente, comunque presenta due caratteristiche che ne facilitano l’individuazione: sale costantemente verso destra; ed è straordinariamente ripido.
Nel caso non fossimo preceduti da altri gitanti, nel bosco è frequente imbattersi in caprioli o di avvistare i camosci sui pendii erbosi di fronte a noi.
Il sentiero supera infine il contrafforte che ci nasconde Cesana e ci porta sul pianoro di Batteria Alta. Siamo entrati in territorio francese. La linea di confine, tracciata alla fine del conflitto, passa sotto le postazioni. Con un po’ d’attenzione possiamo individuare i cippi di segnalazione in cemento alti 50/60 centimetri con l’indicazione I ed F sulle facciate. Essi contornano i contrafforti dello Chaberton sino al Pian dei Morti, sul versante di Fenils.
La località era fortificata da opere difensive intese ad impedire l’accesso allo Chaberton. Le costruzioni militari, ancora visibili, erano protette da una serie di bunker e feritoie rivolte verso la Francia ma con l’accesso sul versante italiano. Una rete di cunicoli e scale sotterranee, ancora oggi percorribili, collegano tra di loro le postazioni.
Incrociamo a questo punto la mulattiera militare che saliva dai paravalanghe di Claviere, questa presenta alcuni inconvenienti tali da renderla sconsigliabile. Primo, i lavori di costruzione della nuova galleria hanno sottratto ogni spazio al parcheggio delle auto, hanno cancellato e reso problematico il raggiungimento della mulattiera, e, secondariamente, la modesta pendenza del tracciato ne allunga notevolmente lo sviluppo, rendendolo noioso, i metri di dislivello sono di poco superiori all’itinerario proposto, ed al rientro saremmo costretti a percorrere oltre un chilometro di strada asfaltata per ritornare al punto di partenza.
Abbiamo sin qui guadagnato 440 metri di dislivello, impiegando poco più di un’ora.
Il nostro itinerario segue il lato destro (senso di marcia) del vallone che scende dalla vetta dello Chaberton. Alla fine attaccheremo le rocce terminali partendo dalla punta del gran cono di deiezione centrale sicuramente individuabile. Non lasciamoci tuttavia tentare dal salire direttamente il ghiaione, sarebbe uno sforzo massacrante e povero di risultato. Seguiamo invece l’evidente sentiero che con un lungo diagonale ascendente ci porta ai piedi dei pendii più ripidi. Il tracciato, mantenendosi con una confortevole pendenza, supera zigzagando il ripido pendio erboso a destra.
Continuando l’ascesa, sempre tendendo verso destra, raggiungiamo la larga cresta da cui vediamo il Fraiteve e la valle della Ripa. Senza abbandonare il sentiero percorriamo per intero il costone sino a giungere sotto la rocciosa piramide terminale. Un avvallamento, residuo di una trincea, ci offre lo spazio ideale per una piccola sosta. Guardando in basso verso Cesana, scorgiamo sulle pendici della montagna i residui di un palo della teleferica militare che collegava il fondovalle con il forte a 3.130 metri.
Abbiamo guadagnato 940 metri, impiegando due ore e trenta.
La vegetazione lascia il posto ad un ghiaione calcareo ed il sentiero sparisce. Seguendo tracce di passaggio e segni di vernice, affrontiamo una lunga e disagevole traversata orizzontale verso sinistra. Dopo aver disceso un inclinato salto roccioso di 5/6 metri incontriamo l’ampio cono di deiezione centrale. Lo risaliamo mantenendoci il più a destra possibile, perchè il terreno è meno friabile, ed in punta, dove un’evidente freccia rossa c’indica il percorso, attraversiamo a sinistra. Nei tratti ove abbiamo costeggiato la roccia, abbiamo notato delle ganasce metalliche conficcate nella montagna. Servivano a sostenere il cavo piazzato per facilitare la salita ai militari. Un ultimo spezzone di detto cavo, che consentiva di individuare l’inizio della parte rocciosa, ma pericoloso perché mal ancorato, è stato rimosso alcuni anni fa.
Questo tratto ci ha richiesto trenta minuti.
La salita è indicata da segni di vernice rossa, peraltro risulta facilmente intuibile e segnalata dalle tracce di passaggio. Saltuariamente troveremo degli spit di assicurazione che serviranno a confermarci di essere sul buon itinerario.
E’ essenziale procedere evitando di far cadere sassi e mantenendo un passo lento, cadenzato e regolare che darà modo di apprezzare il percorso senza incorrere negli affanni che derivano dall’aumento delle pulsazioni e dall’insufficienza respiratoria.
Dalla cengia a sinistra del cono di deiezione continuiamo ascendendo ancora verso sinistra. Ci imbattiamo in un salto di 4/5 metri con uno spit, lo superiamo e manteniamo la stessa direzione per altri 30/40 metri. Giungiamo ai piedi di un canale-camino di circa 15 metri. Lo superiamo incontrando sul lato sinistro uno spit. Giungiamo su una comoda cengia. Il tratto percorso ha presentato difficoltà di 1° grado ed è il più impegnativo della salita.
Attraversiamo, in leggera salita verso sinistra, sino ad immetterci in un inclinato canale che ci riporta a destra. Procediamo sulla linea di massima pendenza su terreno misto di roccia e pietrisco, sino ad incontrare una traccia che, per alleviarci lo sforzo, ci porta a fare un tornante verso destra. Il successivo lungo e ripido diagonale verso sinistra ci conduce su un’agevole cresta che percorriamo sino ad un comodo ripiano con un cartello arrugginito.
Tracce di sentiero ci conducono verso destra, in un canale di terra smossa, ed una pietraia tra due paretine ci riporta a sinistra sulla verticale. Superiamo un salto inclinato su rocce solide e procediamo attraversando verso sinistra quasi orizzontalmente. Saliamo, alla nostra destra, su un terreno di contenuta pendenza, un avancorpo staccato dal resto della montagna e delimitato a sinistra da un profondo canale ghiaioso, dove troviamo uno spit. Dalla punta possiamo vedere la cima dello Chaberton. Scendiamo 4/5 metri in diagonale verso destra sino alla forcella. Qualche attenzione è richiesta per raggiungere la parete antistante, in presenza di neve o ghiaccio. Uno spit ci indica dove affrontare i successivi tre metri di parete verticale (1° grado). Attraversiamo alcuni metri a sinistra e, per tracce di sentiero, che su terreno friabile risalgono a tornanti il pendio, raggiungiamo la vetta.
La parte rocciosa ha richiesto un’ora.
Possiamo ora goderci il panorama. E’ facilmente individuabile, perchè coperto di ghiacciai, il gruppo Pelvoux, Barre des Ecrins (4102 mt.), Meije, sul versante francese. In distanza vediamo il Monte Bianco. Il Rocciamelone domina la Val di Susa, dove localizziamo il castello di Exilles. Alle nostre spalle la Val Thuras ci fornisce la direzione per reperire la punta del Monviso. A destra la vetta calcarea del Pic de Rochebrune conclude il nostro giro d’orizzonte. In basso, sul versante francese, sono visibili Monginevro e Briançon.
Una visita a quello che fu il “forte” si impone. Andiamo alle torrette, di cui una sola è ancora accessibile con le dovute precauzioni. Dallo spiazzo sottostante, muniti di pila e subordinatamente alla quantità di ghiaccio presente, si puo’ scendere una ripida scala che da accesso ad una serie di gallerie di collegamento tra le feritoie di difesa.
I resti in muratura della stazione d’arrivo della teleferica per il trasporto di materiale, che partiva da Cesana, sono visibili addossati al piano delle torrette.
Sconsigliamo fortemente la discesa dallo stesso itinerario di salita, in quanto disagevole e con forte pericolo di provocare la caduta di pietre. Il percorso tradizionale che ci conduce a Claviere ha il vantaggio di essere agevole, breve e di offrirci nuovi scorci.
Dal piazzale della punta scendiamo per la strada militare, che conduce a Fenils, fino al colle dello Chaberton. Ricalcando il percorso della gara “Claviere-Chaberton-Cesana” ed avvalendoci di tutte le scorciatoie, che in taluni casi ci offrono divertenti discese su ghiaioni che fungono da scala mobile, la distanza tra la vetta e la piazza di Claviere è di 6,7 Km.
Per curiosità segnaliamo che il record della salita è di 59 minuti.
Al Colle (mt.2.670), abbandoniamo la strada e pieghiamo a sinistra per scendere, su comodo sentiero, sino al ricovero delle Sette Fontane (mt.2.260 - 4 km. da Claviere). Superiamo la stazione di partenza di un’impianto sciistico, alla nostra destra, e dopo un breve dosso erboso andiamo ad immetterci su una strada sterrata di servizio. La seguiamo per circa due chilometri ed in prossimità del “Village du Soleil” scendiamo sulla pista di sci che ci riporta a Claviere.
La durata della discesa è di circa due ore.